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Fotobiomodulazione e cortisolo: la terapia con luce rossa può aiutare a gestire lo stress?




Il cortisolo non è un ormone “cattivo”. È essenziale per la produzione di energia, la vigilanza, il controllo della glicemia e il mantenimento di un sano ritmo circadiano. Il vero problema si verifica generalmente quando il suo ritmo naturale viene alterato, ad esempio quando i livelli di cortisolo rimangono troppo elevati nelle ore serali, interferendo con il sonno e il recupero.

La fotobiomodulazione (PBM) utilizza la luce rossa e il vicino infrarosso per influenzare la funzione cellulare. Nell’intervallo di lunghezze d’onda compreso tra 610 e 850 nm, la PBM potrebbe influenzare indirettamente il cortisolo migliorando la produzione di energia mitocondriale, la segnalazione dell’ossido nitrico, la circolazione sanguigna, l’infiammazione e, potenzialmente, i meccanismi di comunicazione dello stress tra cervello e pelle.

Le evidenze scientifiche sono promettenti ma ancora contrastanti. Uno studio clinico controllato con placebo ha rilevato che la PBM a 850 nm ha ridotto i livelli di cortisolo al momento di coricarsi dopo quattro settimane di utilizzo.


Che cos’è il cortisolo e perché è importante?

Il cortisolo è il principale ormone dello stress del corpo. Contribuisce alla regolazione dell’energia, della pressione sanguigna, dell’infiammazione, del metabolismo e del ciclo sonno-veglia. Nelle persone sane, i livelli di cortisolo sono generalmente più elevati al mattino e più bassi prima di andare a dormire.

Questo ritmo quotidiano è fondamentale. Livelli elevati di cortisolo prima del sonno sono stati associati a una minore durata del sonno, a una ridotta efficienza del sonno e a una maggiore difficoltà nell’addormentarsi. Per la maggior parte delle persone, quindi, l’obiettivo non è avere “zero cortisolo”, bensì mantenere un ritmo sano: sufficientemente elevato al mattino e sufficientemente basso alla sera.


Come può la PBM influenzare il cortisolo?

Il meccanismo della PBM più studiato inizia nei mitocondri. La luce rossa e il vicino infrarosso possono essere assorbiti dalla citocromo c ossidasi, un enzima chiave nella produzione di energia cellulare. Questo può aumentare la produzione di ATP, modificare la segnalazione delle specie reattive dell’ossigeno e favorire il rilascio o il riequilibrio dell’ossido nitrico, migliorando così il flusso sanguigno e la comunicazione cellulare.

La PBM può anche agire “a monte” attraverso il cervello. Gli studi sulla fotobiomodulazione transcranica suggeriscono che la luce rossa e il vicino infrarosso possano influenzare il metabolismo cerebrale, l’infiammazione e la circolazione cerebrale nelle aree coinvolte nella regolazione dell’umore e dello stress. Questo è importante perché il cortisolo è controllato dall’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), il principale sistema di risposta allo stress dell’organismo.

Una terza possibile via d’azione è rappresentata dall’asse pelle-cervello. La pelle non è semplicemente una barriera protettiva passiva: possiede un proprio sistema neuroendocrino e un meccanismo di risposta allo stress simile all’asse HPA. Poiché la PBM può influenzare l’infiammazione cutanea, la circolazione locale e diversi segnali biologici, è plausibile che l’esposizione della pelle alla luce possa inviare segnali calmanti al sistema nervoso. Questa ipotesi è biologicamente plausibile, ma non è ancora stata dimostrata direttamente come il principale meccanismo responsabile delle variazioni del cortisolo osservate negli esseri umani.


Come utilizzare i pannelli per la fotobiomodulazione

Per il supporto generale alla gestione dello stress e al recupero, la configurazione più pratica consiste generalmente nell’utilizzo combinato di lunghezze d’onda rosse e nel vicino infrarosso: circa 630–670 nm per i tessuti più superficiali e 810–850 nm per una maggiore profondità di penetrazione. Gli studi più direttamente correlati al cortisolo hanno utilizzato lunghezze d’onda di 786,94 nm e 850 nm, mentre molti sistemi per il recupero dell’intero corpo impiegano la combinazione 660 + 850 nm.

La dose ideale per influenzare il cortisolo non è ancora stata definita con precisione. Tuttavia, il miglior risultato diretto osservato nell’uomo è stato ottenuto con una dose di 6,5 J/cm². Gli studi sull’esposizione dell’intero corpo utilizzano comunemente sessioni comprese tra 5 e 30 minuti, a seconda della potenza del dispositivo.

L’insegnamento pratico più importante è questo: irradianza e dose non sono la stessa cosa. La dose, o fluenza, viene misurata in J/cm² e dipende sia dall’irradianza sia dal tempo di esposizione. Per un utilizzo domestico orientato alla gestione dello stress, una dose moderata sulla pelle compresa tra circa 4 e 10 J/cm² rappresenta un buon punto di partenza. La PBM segue spesso una risposta bifasica: una dose troppo bassa può non produrre effetti, mentre una dose eccessiva può attenuare i benefici desiderati.

Per fare un esempio semplice, un pannello che eroga 20 mW/cm² fornisce circa 6 J/cm² in 5 minuti, mentre un pannello che eroga 50 mW/cm² raggiunge la stessa dose in circa 2 minuti.

Mantenete una distanza costante dal dispositivo. In molti studi sull’esposizione dell’intero corpo, i partecipanti si trovavano a circa 20–30 cm dalla sorgente luminosa. Gli esperti sottolineano che la densità di potenza diminuisce con l’aumentare della distanza.

L’unico momento della giornata studiato direttamente in relazione alla riduzione del cortisolo serale è il periodo compreso tra la mattina e la metà della giornata. Si tratta quindi dell’orario attualmente più supportato dalle evidenze scientifiche.

Una routine pratica consiste nell’effettuare da 3 a 5 sessioni a settimana con una dose moderata, aumentando gradualmente frequenza o durata solo se il trattamento è ben tollerato e senza cercare effetti più intensi troppo rapidamente.

Per motivi di sicurezza, non fissate direttamente la luce. Utilizzate una protezione per gli occhi quando raccomandato. È consigliabile consultare un professionista sanitario se siete in gravidanza, soffrite di una patologia legata alla fotosensibilità, assumete farmaci fotosensibilizzanti, desiderate trattare una lesione tumorale o presentate una ridotta sensibilità cutanea nell’area da trattare.


Benefici, limiti e conclusioni

Per la maggior parte degli utenti, i benefici più realistici della fotobiomodulazione non consistono nel “sopprimere” il cortisolo. I potenziali vantaggi includono piuttosto un migliore rilassamento alla fine della giornata, una possibile riduzione del cortisolo prima di andare a dormire in alcune persone, un supporto al sonno e al recupero, una diminuzione di alcuni dolori o mal di testa, nonché un miglioramento della funzione cellulare e della circolazione sanguigna. Questi effetti possono comunque tradursi in un significativo sollievo dallo stress nella vita quotidiana.

La qualità complessiva delle evidenze scientifiche rimane da bassa a moderata. Gli studi che valutano direttamente il cortisolo sono pochi, i campioni sono limitati, i dispositivi e le aree trattate variano notevolmente e i ricercatori utilizzano differenti metodi di misurazione del cortisolo, tra cui saliva, capelli, plasma e siero.

Le ricerche specifiche sui pannelli di fotobiomodulazione e sulle esposizioni a corpo intero sono particolarmente limitate. Anche il calcolo del dosaggio può variare da una pubblicazione all’altra: uno studio condotto su giocatori di pallanuoto riportava una dose di 6,9 J/cm², mentre una successiva revisione sistematica che ha ricalcolato l’esposizione totale ha stimato circa 13,8 J/cm² per lo stesso protocollo. Proprio per questo motivo il dosaggio deve essere gestito con attenzione e prudenza.


reference

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  • Quirk BJ et al. Light, Cytochrome C Oxidase, and Nitric Oxide. 2021.

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